Il Terzo Settore: un fenomeno al plurale


Termini come onlus, organizzazioni di volontariato, attività di utilità sociale sono ormai entrati a far parte del nostro lessico quotidiano. Grazie alla pubblicità e a una serie di iniziative legate a specifiche ricorrenze- pensiamo alle campagne per il 5 per mille o alle azalee con cui, in occasione della festa della mamma, possiamo sostenere la ricerca sul cancro- il privato sociale si fa conoscere con un volto affidabile e familiare, la cui fisionomia complessiva non è, però, sempre così chiara e afferrabile.
Il terzo settore è composto da una pluralità di soggetti che hanno come caratteristica comune l'assenza di fini di lucro e che presentano, tuttavia, una diversità di tratti che li caratterizza in modo specifico.
Per questo, quando parliamo di privato sociale, dobbiamo prima di tutto distinguere tra fondazioni, comitati, associazioni e cooperative. E tra le associazioni c'è una significativa differenza tra volontariato e promozione sociale: il terzo settore è un panorama esteso e complesso che richiede una particolare attenzione alle sfumature.
Un buon metodo per allenare, adeguare la vista e ricavare un po' di chiarezza è procedere con un esame di alcune disposizioni della costituzione, del codice civile e, soprattutto della normativa specifica di settore: è infatti l'ordinamento giuridico, con le sue fonti nazionali e regionali, a disciplinare le diverse forme assunte dal terzo settore.
La costituzione, in questa prospettiva, stabilisce all'art.18, un principio estremamente rilevante, quello della libertà di associarsi per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Il principio in questione stabilisce dunque una generica libertà di dare vita ad associazioni che operano con finalità di solidarietà o di utilità sociale: è sufficiente la volontà comune di due o più persone e non sono previste particolari autorizzazioni né obblighi di forma.
E' il contesto del codice civile, soprattutto del primo libro dedicato alle persone e alla famiglia, a ordinare il fenomeno associativo distinguendo tra :
• associazioni riconosciute;
• associazioni non riconosciute.
La differenza ha natura principalmente patrimoniale: nelle associazioni riconosciute, che devono essere costituite con atto pubblico e iscritte in un registro tenuto presso la Prefettura, si ha una piena separazione tra il patrimonio degli associati e quello dell'associazione.
L'attenzione del codice civile si estende anche ai comitati e alle fondazioni, persone giuridiche contraddistinte da finalità filantropiche, considerate, al pari delle associazioni, come soggetti al centro di relazioni giuridicamente rilevanti sul piano economico.
Senza prevedere una specifica disciplina della solidarietà e dell'utilità sociale -concetti tutto sommato estranei al patrimonio culturale del legislatore italiano nella prima metà del secolo scorso- il codice civile prevede alcune disposizioni sul contratto associativo, sulle modalityà con cui si costiuiscono le aasociazioni.
Il contratto associativo si compone di atto costitutivo e statuto: il primo esprime la volontà comune di dar vita all'associazione, il secondo da forma agli aspetti più rilevanti della vita associativa.
Bisogna tuttavia attendere gli anni Novanta per una legislazione organica sul terzo settore. Nel decennio che va dal 1991 al 2001 si assiste ad un complessivo riassetto del sistema degli interventi sociali e socio-sanitari, modulato sul principio di sussidiarietà:
• sussidiarietà verticale che coinvolge oltre allo stato gli enti pubblici territoriali;
• sussidiarietà orizzontale che coinvolge oltre agli enti pubblici il privato sociale.

Il nuovo welfare è determinato con la partecipazione delle forme di cittadinanza attiva, del volontariato e della promozione sociale, due tipologie di organismi che costituiscono una quota numericamente rilevante all'interno del terzo sistema.
Organismi di volontariato e di promozione sociale hanno alcune somiglianze e altrettante differenze che possiamo provare a riassumere ed elencare. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a persone giuridiche che:
• hanno finalità di promozione umana
• si basano sulla libertà e la gratuità delle prestazioni dei soci;
• hanno strutture democratiche in cui i soci hanno pari diritti e pari doveri
• devono impiegare i propri utili per il raggiungimento delle finalità associative.
Quanto alle differenze:
• il volontariato opera a fini di solidarietà mentre l'associazionismo a fini d i utilità sociale;
• il volontariato opera a favore di tutta la collettività quando l'associazionismo può riservare alcune iniziative ai soli soci;
• nel volontariato il socio non può avere rapporti di natura economica o lavorativa con l'associazione. Rapporti che sono ammessi, in caso di particolare necessità, nell'associazionismo di promozione sociale.
Oltre le differenze – che collocano spesso il volontariato nel settore dell'assistenza e l'associazionismo nell'ambito della promozione culturale- questi soggetti del terzo settore sono chiamati a un ruolo di compartecipazione e corresponsabilità nella formazione del welfare locale.


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